RITRATTO DI FAMIGLIA

Scatti ironici e talvolta poetici che mescolano tenerezza e una buona dose di umorismo perché i ” cani sono come gli umani, solo con più capelli” ( Erwitt) per cui è il caso di dire ad ognuno il suo!
Atteggiamento disilluso nei confronti della vita, sguardo pensieroso e giudicante, sembra prontamente uscito dalle passerelle di Pitti Uomo con un doppio petto naturale grigio stirato e inamidato, il Weimaraner, quel tipo d’uomo raffinato, leggermente snob, consapevole e malinconico ( solo che abbia), una specie di filosofo disincantato a tratti cinico, mentre una sorta di ” silos da riempire” colui che è balzato alla cronaca quale testimonial della carta igienica, il Labrador, di qualunque colore sia, un paio di occhi supplichevoli di fronte ad ogni boccone mangiato, un entusiasta della vita a prescindere che appena conosciuti potrebbe esclamare ” Oh mio Dio! Siamo migliori amici adesso!”; non accetta critiche lo stiloso Barboncino, l’equivalente umano del fashionista che ti guarda dall’alto verso il basso nonostante i suoi trenta centimetri di altezza, il vigilante in giacca a tre bottoni scura, il Dobermann elegante per definizione potrebbe assomigliare al personaggio “Furio” di Carlo Verdone, quello che controlla più e più volte se è stato chiuso il gas e spenta la luce, mentre un tizio alto un metro e cinquanta che ha litigato con l’universo intero il piccolo Chihuahua, vibra per default e convive da sempre con il grande complesso di Napoleone.

L’uomo che prende tutto sul serio il Pastore Tedesco, alto, atletico, sempre composto, dall’andatura sicura con due occhi che scrutano chirurgicamente il mondo con la differenza che è più stabile di molti uomini ( inteso genero umano sia chiaro!), l’uomo gigante e gentile l’Alano, che se veramente fosse un uomo entrerebbe in ogni stanza abbassando la testa e chiedendo scusa pure ai mobili, un armadio per tutte le stagioni, in smoking per gettare la spazzatura con il senso dell’orientamento pari a un comodino e la delicatezza di una ruspa.
Lo stesso fotografo ha gettato l’occhio sulla figura umana e sui rispettivi quadrupedi che per lui sono anche riflessi inconsapevoli delle abitudini umane, abbassandosi a livello del marciapiede è riuscito a dar voce a quel legame fatto di lealtà e affettività vicendevole.
Da che mondo è mondo questi quadrupedi speciali si sono resi protagonisti ( e se non sempre lo sono certamente compagni di avventura) di storie commuoventi, avventurose e divertenti: tre quarti di lupo e un quarto di cane, Zanna Bianca, protagonista dello straordinario romanzo di London, mentre Pallino primo attore nel racconto fantascientifico- satirico di Bulgakov ” Cuore di cane”, per gli egizi Anubi, il guardiano dei morti, una via di mezzo fra un cane e uno sciacallo con in mano una bilancia grazie alla quale pesava le anime nell’ora del trapasso.
Neppure la musica si è sottratta dal tessere gli elogi di questo rapporto che tocca le corde dell’anima: da Robert Plant e il suo Border Collie, ” Bron-Yr_aur” che in gallese letteralmente significa ” collina d’oro” a Martha, ” Martha my dear” dei Beatles…” Chiunque potrebbe pensare che sia stata scritta per una ragazza di nome Martha ma quella Martha è una femmina di Bobtail con la quale ho avuto una relazione assolutamente platonica”. ( P. McCartney)
Nel mezzo Renato Zero, Francesco De Gregori, Rino Gaetano, fra il racconto di un’amicizia incondizionata e quella sana ironia, fino alla perdita e all’ultimo saluto delicato e straziante.
E’ il tempo del ” Grazie” reciproco dove ad entrambi, cane e padrone, è concesso il permesso di amarsi fino all’ennesima potenza.
Il tempo del saluto è lo spazio dell’addio.
” I cani muoiono ma i cani vivono. Vivono vite coraggiose e belle. Proteggono la nostra famiglia: Ci amano. Rendono le nostre vite più luminose. E non perdono tempo con la paura del domani”. ( Dan Gemeinhart)




