DA PICCOLO…SAPORI ANTICHI

Percepire, sentire un odore, essere catapultati sguazzando dentro un ricordo dell’ infanzia e sorridere: la sindrome di Proust.

Per lo scrittore la sua macchina del tempo erano le Madaleine, piccoli e soffici dolcetti francesi: ” …al mio ritorno a casa, mia madre, vedendomi infreddolito…mandò a prendere uno di quei dolci corti e paffuti che sembravano modellati dentro la valva scanalata di una cappasanta”.

Gli odori sono la memoria, la memoria olfattiva che inconsapevolmente influenza tutta la vita, sono così attaccati su di noi che è impossibile dimenticarli.

La torta al cioccolato, l’ odore di borotalco, i pastelli di cera sulla carta, il profumo di casa di nonna.

I sapori dell’ infanzia convivono con l’ individuo adulto assumendo la forma di un ” mondo” vivo e parallelo e sono lì, a portata di naso, colpendo dritti al cuore.

Nuovi cibi nascono e vecchi che spariscono.

L’ evoluzione è un processo così ineluttabile di questa realtà che si basa sulla trasformazione consapevole o forzata e anche l’ alimentazione non si sottrae a questa legge.

La sparizione o il decrescere del consumo di alcuni cibi, fanno decisamente intuire la direzione del prossimo futuro; l’ eliminazione di un certo tipo di prodotto è la conseguenza del cosidetto ” benessere economico e sociale”.

Così, per le papille gustative la “rossa Perugina” dal cuore tenero si sta trasformando in un ricordo baciato dalle onde dell’ oblio.

Quel nome romantico, ” Rossana”, in onore dell’ amata di Cyrano de Bergerac, ci ha fatto compagnia in qualche tasca generosa di un cappotto.

Un mix di mandorle e nocciole, dal ripieno morbido e zuccherosissimo e dall’ involucro psichedelico; rosso passione, quasi metafora seduttiva, un cadeau allusivo da offrire a signore e signorine come ricorda la prima immagine pubblicitaria che proponeva una bionda, con un filo di perle, occhi socchiusi e la scritta ” Dolce come l’ amore”.

Estate, infanzia, merenda che si trasformava in una corsa al gelato più colorato e dalla forma più improbabile della stagione e parlando di coni e pubblicità sono diventate certamente iconiche le canzoni degli spot del Cornetto Algida, che scelse una giovanissima Rita Pavone “Posso dire una parola? C’è un Algida lassù che mi fa gola”.

Come non ricordare il mitico Camillino dell’ Eldorado?

Il gelato alla panna, immerso fra due biscotti ai cereali con , all’ interno della confezione, le storie e le avventure di Cocco Bill creato dalla penna di Jacovitti : ” Qui urgono provvedimenti!” ; al ” suo” pistolero, nemico giurato di ogni ingiustizia , paladino della legge e dell’ ordine, sarà affidata ogni campagna pubblicitaria dell’ Eldorado.

Tornare bambini grazie ad un sapore si può!

Antesignana della Coca-Cola, imparentata con il Chinotto, venduta al bicchiere al banco, la spuma nera, la più iconica quella di Giommi , che aprì la strada alla versione bianca, la gassosa.

Speziata, da una quantità notevole di zucchero, frizzante, dall’ anima vintage, contenente un infuso di arance, è stata in grado di dissetare intere generazioni; era quella che al circolino veniva mescolata con il vino rosso , oppure per diluire la birra.

” Apri l’ occhio, bevi Giommi”.

L’ indimenticabile merendina solida dei pomeriggi degli anni ’60 e ’70: la marmellata a cubo, avvolta nella plastica trasparente molto comune insieme ai primi pasticcini industriali .

Era il Fruttino Zuegg ,o qualche sottomarca, una confezione essenziale a forma di parallelepipedo di circa quattro centimetri, con la consistenza di una cotognata stagionata; i gusti più ambiti pesca e amarena.

Una ” nuova” alternativa al pane zucchero, quella fetta spessa , cosparsa da un ‘ ingente quantità di burro che serviva ad ammorbidire la mollica oppure pane e olio.

Il Fruttino era una delle merende più distribuite nei momenti dolci o nelle colonie ma data la consistenza e l’ assenza spesso di un coltello, il problema della stesura sulla fetta veniva abbondantemente e immediatamente superato con un morso al pane ed uno al cubo!

Un prodotto simile ma di fascia superiore era il Cremino Althea, che nei primi anni ‘ 60 trasformò le confezioni di Cremifrutto in un ‘ eccitante raccolta di figurine sagomate di calciatori.

Condividere ricordi da soli potrebbe risultare malinconico utile però a ritrovare emozioni e la consapevolezza di aver vissuto tempi sereni che non ritorneranno ma dei quali conosciamo copione e protagonisti.

Francesca Valleri