NON E’ FAME E’ BRAMA

” Chi più brama, più s’affanna”. ( proverbio)

C’è un attimo ben preciso in cui il languore alla stomaco non ha più nulla di fisiologico, il corpo chiede ma l’anima urla e quando lo fa, l’essere umano diventa una creatura che neppure Tolkien avrebbe potuto tratteggiare; a metà fra un hobbit alla seconda colazione e un Gollum che fissa la ciambella al centro della tavola…”tesoro”.

La brama non obbedisce alla glicemia, obbedisce al mito.

Non c’è civiltà che ne sia immune.

Le nostre pulsioni sono scolpite negli affreschi del Seicento, cantate nei teatri, dipinte sui soffitti.

Attraverso il Bernini, la prova provata che è scomoda, raramente elegante; non ha scolpito solo due figure mitologiche ma ha dato vita e forma, nel ” Ratto di Proserpina”, al desiderio che non conosce misura, come a dire ” io ti voglio ora, subito”.

E’ una forza che precede la ragione e che il Caravaggio avrebbe potuto illuminare con un fendente di luce sulle nostre mani protese verso un desiderio che non possiamo non toccare, lui maestro dell’oscurità, che svela con maestria impeccabile, mentre rubiamo un boccone, un amore, un’idea, con la stessa veemenza con cui il giovane Bacco offre il vino: seducente, sfrontato, inevitabile.

Letteralmente desiderio ardente, parente stretto del bramito, il mugghio dell’animale selvatico.

Perché gli animali mugghiano?

Sfida, avvertimento, desiderio sessuale, conquista, che non è tanto dissimile da quella umana, moto interiore che scavalca talvolta il mero desiderio, una sete che non si placa, una fame insaziabile, una tensione verso ciò che manca e che sembra colmare quel vuoto, un’avidità sfrenata come quella che ispirò la leggenda dell’ ” Anello del Nebilungo” di Wagner e secoli dopo il capolavoro di Tolkien, ” Il Signore degli Anelli”, dove un anello dal potere corrotto trasforma la brama in distruzione.

Dietro l’epica di Tolkien si cela una storia nordica, fatta di sangue e maledizione, di draghi e di Loki il dio dell’inganno, di un animale la lontra e Odino, di un tesoro e un anello; un ciclo di sangue e potere.

Se da un lato la brama può diventare distruttiva ( avidità, potere e denaro), dall’altro è anche ciò che spinge l’umano a creare, a superarsi, a cercare l’assoluto e talvolta come una passione trattenuta, altre come una vera e propria esplosione che emerge dallo sguardo ( e dai corpi)… Caravaggio docet.

E’ un’orchestra wagneriana che sale e sale, costringendo l’eroe ad avanzare anche quando le trombe sembrano volerlo schiacciare e Wagner lo sapeva: non c’è epopea senza un protagonista che desidera qualcosa più della propria sicurezza personale, quella volontà titanica che percorre Tristano e Isotta non è altro che la sublimazione musicale del nostro continuo inseguire ciò che manca.

C’è chi la interpreta come un moderno gps, che se usata bene porta diritto in ” Paradiso” al contrario verso l’ “Inferno” senza possibilità di ricalcolare il percorso.

Una sorta di pacchetto di patatine, lo apro per mangiarne una sola e dopo un secondo è finito, una sorta di Paolo e Francesca e un amore travolgente, poesia purissima…peccato che Dante li piazzi tra i lussuriosi, a ricordarci che la brama, se non tiene d’occhio il regolamento divino, finisce per trasformarsi in una “tormenta che mai non resta”.

Il Purgatorio invece è una sorta di dieta, niente stravizi, solo fame buona; si purificano piano piano, trasformando il desiderio smodato e sregolato in sete di Dio, una sorta di master intensivo sulla rieducazione del desiderio.

Arrivati in Paradiso questa sete si placa e cessa di essere smaniosa trasformandosi in beatitudine.

Insomma a dire il vero la brama non è sempre poetica, talvolta scivola nel ridicolo eppure senza non ci sarebbe progresso, niente arte, niente musica, niente letteratura.

La brama ci spinge a cercare l’ assoluto, anche se può capitare di accontentarsi di una pizza a mezzanotte: apriamo il frigo come Frodo aprirebbe la porta di Moira, con una parte di speranza, una di paura, una parte di pura curiosità insana.

Dentro nessuna gemma, nessun drago, nessuna spada magica, solo un avanzo di pasta al pesto che però in quel momento, ci sembra degno delle trombe del Tannhauser.

Francesca Valleri