VENTISEI LETTERE

Una parola così lunga che dovrebbe avere almeno un significato importante invece grossomodo ” di gran fretta”: precipitevolissimevolmente.

Ventisei lettere per dire “di corsa”, una certa comicità involontaria quella che per descrivere la premura richiede una discreta quantità di tempo; pronunciarla è già un piccolo esercizio di pazienza e forse risiede proprio qui il suo fascino.

Precipitevolissimevolmente non sembra una parola piuttosto un personaggio, uno che entra in scena trafelato, perde il cappello, urta una sedia, chiede scusa a qualcuno che non conosce e infine riparte senza ricordare il perché.

Ha qualcosa di felliniano questo termine.

La si potrebbe immaginare attraversare una piazza di De Cherico dove tutto è immobile e stranamente fuori posto, correndo come se avesse appuntamento con il destino ( che naturalmente non ha appuntamenti).

Ulisse impiega dieci anni per tornare a casa, Dante per giungere dall’Inferno al Paradiso, non prende esattamente la scorciatoia, Don Chisciotte parte convinto per andare incontro alla gloria e finisce soprattutto incontro ai mulini.

Persino Alice cadendo nella tana del Bianconiglio scopre che perdersi può essere un programma molto più interessante che arrivare, dimostrando che c’è spazio per quello che non era previsto a differenza nostra che abbiamo inventato l’itinerario perfetto, lamentandoci poi che non succede mai niente.

Un po’ come leggere “Guerra e Pace” usando i capitoli in cui compare Napoleone.

Anche l’arte ha le sue lentezze, un quadro non ha il tempo di percorrenza, non si arriva davanti alla Gioconda e si timbra il cartellino; si può guardare una tela per dieci secondi e non scorgere niente oppure restarci un minuto e scoprire che il volto, improvvisamente, ha cambiato espressione.

La musica è ancora più spietata, una pausa di Beethoven dura quanto una “pausa” ma senza quella la nota successiva sarebbe solamente una nota.

La nostra parola intanto continua a correre.

Precipitevolissimevolmente.

Dentro c’è “precipitare”, non semplicemente andare veloce.

Cadere.

(web)

Ed è qui che diventa quasi filosofica ( senza alcuna intenzione) perché esiste una velocità che è in movimento e una che è perdita di equilibrio: la prima porta da qualche parte, la seconda generalmente porta per terra…non sempre però.

Pinocchio precipita in una quantità notevole di guai, Saul prima di diventare Paolo, cade da cavallo e nessuno di loro avrebbe potuto programmare l’atterraggio.

Proprio questo aspetto rende simpatica questa parola smisurata.

Non ci dice di essere lenti.

Non ci dice di essere veloci ma fa qualcosa di più sottile, ovvero ci ricorda che anche la fretta può inciampare.

Allora si pronuncia ancora una volta, lentamente, quasi per dispetto: pre-ci-pi-te-vo-lis-si-me-vol-men-te.

Ventisei lettere.

Una parola che per raccontare una caduta ha deciso di prendersi tutto il tempo necessario.

Non é poco.

Anzi, è probabilmente, il modo più elegante che la lingua abbia trovato per perdere tempo.

Francesca Valleri