“UN ALTRO GIRO,GRAZIE”

Illustri letterati, raffinati pensatori, passanti e artisti di fama mondiale ” accomodatevi e fate un passo avanti”, non abbiate timore della musica un po’ stonata, ” io sono un semplice giostraio”, custode di cavalli di legno, carrozze ornate di specchi e lampadine tremolanti ma vi posso garantire che il segreto che state cercando nei musei, nelle biblioteche, nei libri, lo scoverete fra questi giri di giostra.
C’è, in quel meccanismo rotante, qualcosa che da secoli affascina e incanta gli occhi di chi guarda; in quei cavallini che si rincorrono senza mai raggiungersi si nascondono verità che neppure i più solenni filosofi sarebbero riusciti a comprendere ( se solo avessero avuto il coraggio di salirci sopra!).
Nietzsche parlava di un eterno ritorno che si è concluso passando per Zarathustra; sarebbe stato sufficiente un solo biglietto, un unico giro di giostra, per comprendere che la vita altro non è che un eterno ritorno che gira, gira, gira e ti lascia alla fine un po’ di nausea e un vago sorriso.
Chagall ha colorato con vivide pennellate uomini e animali sospesi, cavalli che volano e cieli di zucchero filato, come se tutti fossero dentro un carosello vivente; in realtà sarebbe stato sufficiente osservare quelli del giostraio, occhi grandi e intensi che altro non desideravano che elevarsi ( e l’impossibilità di farlo).
Così è l’esistenza: tutti salgono anelando di arrivare lontano e tutti scendono nello stesso punto in cui erano partiti, con la solo differenza di un cuore che batte più forte e i capelli più scompigliati.

La filosofia stessa ha intessuto intere biblioteche sul tema del tempo circolare, sul ritorno, mentre se la giostra avesse potuto parlare avrebbe risposto così: ” ecco, avreste potuto comprenderlo già a cinque anni, con una caramella in mano!”.
Il cinema ha disseminato giostre un po’ qua e un po’ là, Fellini come specchi deformati, Carol Reed una ruota panoramica a Vienna per riflettere sulla vita, sulla morte e sull’amore; non sarebbe stato forse più semplice salire sulla giostra e vedere il mondo girare, la musica suonare e la luce abbagliare?
Cosa altro c’era da capire?
Proust con la sua memoria che ritorna come un cavallo che passa e ripassa davanti agli occhi, Joyce e le giostre linguistiche in cui il lettore gira, gira, gira e non scende più, Mann che allunga il tempo come un giro che non finisce mai al punto che il passeggero implora disperato “fatemi scendere!”.
Il giostraio direbbe: ” Cari miei, bastava venire da me”, come a dire la vita gira, non porta da nessuna parte ma la bellezza si annida proprio in quel movimento cadenzato.
Calvino invece ha osservato il mondo come un passeggero che invece di divertirsi, annotava scrupolosamente la velocità dei cavalli, come se fosse un esperimento di fisica.
E la musica?
Un valzer ingannevole che illude di farci muovere ma rimaniamo sempre lì, note che ritornano con variazioni microscopiche.
In soldoni la vita è una giostra, né più né meno, ci si sale, ci si lascia portare, ci si spaventa, si ride, si stringono mani che non si conoscevano, si guarda il mondo scorrere rapido; alcuni scendono con l’aria grave, come i filosofi che hanno appena intuito il mistero dell’essere, altri con lo stomaco sottosopra ( come se avessero letto Joyce), i più ( fortunatamente) scendono ridendo pronti a rifare la fila!
E alla fine della corsa non ci sarà nessuna rivelazione definitiva, soltanto il ricordo di un giro troppo breve, troppo intenso, troppo fragile e allora…” Peccato, avrei fatto volentieri un altro giro”.




