LIBERTA’ NOTA SOSPESA

Io sono la parola più invocata e meno compresa, mi chiamano in piazza, mi tirano per la gonna, mi cantano sotto la doccia, mi sussurrano nei tribunali e mi tradiscono nei corridoi del potere.
Sono la ” Libertà”, scomoda, esigente, più ironica di quanto possiate immaginare, sovente disquisite di me senza avermi mai ascoltata.
Mi trattate come un oggetto da possedere quando sono una tensione da sostenere, mi volete semplice mentre sono strutturalmente contraddittoria, vi piace pensarmi come un cielo limpido ma assomiglio a un ritmo, quasi inatteso, come quello di Stravinskij.
Nella musica sono apparentemente quell’assolo che potrebbe sembrare anarchico, in realtà sono nascosta in quel punto esatto in cui il musicista potrebbe perdersi ma non lo fa; potrei suonare come Nina Simone intensa e ribelle, rompendo ogni schema sul palco e nella vita come Freddy Mercury, l’inno alla trasformazione di David Bowie.
Nella letteratura mi avete proprio fraintesa pensandomi come una pagina bianca che accetta tutto nella convinzione che sia sufficiente aprire un quaderno per essere Virginia Woolf ma i grandi scrittori hanno sempre capito che abito nei limiti; per Dante Alighieri nella metrica, nella parola evitata e scartata per Calvino, o in quella ripensata di Flaubert, la verità dopo l’orrore in Primo Levi, la consapevolezza di quanto sia fragile e preziosa in George Orwell.
La verità (che infastidisce) è che io non vi rendo leggeri, vi rendo responsabili e la responsabilità pesa; è meno faticoso invocarmi quando vi sentite oppressi ma una volta che la pressione si allenta vi dimenticate che io non sono la liberazione “da qualcosa” piuttosto costruzione “di qualcosa” e costruire abbisogna di pazienza, compromesso e persino rinuncia…E lo so che sono parole che non vi entusiasmano.
E ci sarebbe pure da chiarire un’altra questione con una certa franchezza.
Non sono democratica nel modo in cui mi credete, non mi distribuisco automaticamente, non è sufficiente dichiararsi “liberi” per esserlo; richiedo esercizio, attenzione, una forma di allenamento interiore che pochi hanno voglia di intraprendere, un po’ come nell’interpretazione musicale dove tutti possono premere i tasti di un pianoforte ma non tutti sanno fare musica.

Allo stesso modo tutti possono pronunciare il mio nome, pochi scientemente sanno davvero abitarlo.
Non crediate che io non abbia senso dell’umorismo, vi osservo mentre litigate su di me, mentre mi piegate alle vostre convenienze, mentre mi usate come scudo o clava; uno spettacolo notevole, a tratti esilarante.
Mi fate diventare assoluta quando vi conviene, relativa quando vi disturbo, mi brandite per difendere le vostre idee e mi dimenticate quando quelle degli altri vi disturbano.
Io invece sono coerente anche nella mia crudeltà.
Se mi volete regolata dovete accettare che non sarò mai totale, se mi volete senza limiti dovete sopportare il rischio che comporta.
Nella letteratura sarei un personaggio scomodo alla Kafka o alla Pirandello, certamente non quello che salva la trama piuttosto la complica, io non risolvo un bel niente, intensifico e nella musica sono quella tensione che non si dilegua subito, quella nota che rimane sospesa più a lungo del previsto come accade in una sinfonia di Beethoven.
Se volete conoscermi iniziate a praticarmi nelle piccole cose prima ancora che nei grandi proclami, nella capacità di ascoltare chi non vi piace, nel coraggio di cambiare senza sentirvi traditori di voi stessi; non sono un diritto che si esaurisce nel possesso piuttosto un patto d’amore che si rinnova ogni giorno.
E concedetemi l’ultima ironia: sono esausta di essere trattata come un finale, come se tutto culminasse in me, non sono un traguardo, sono l’inizio delle complicazioni (più interessanti).
Se mi incontrerete davvero vi riconoscerò nel silenzio attento, nella precisione dei gesti, nella coerenza imperfetta ma ostinata e forse cesserete di chiedervi cosa significa essere liberi…Perché lo state facendo.



