IL MONDO VISTO DA SOTTO

Nella storia dell’arte c’è un uomo che tiene una mela davanti alla faccia: non sappiamo chi sia, ha una bombetta, il paltò scuro, l’aria di uno che potrebbe essere un impiegato, un assassino o un impiegato che ha appena assassinato qualcuno.
La mela è enorme.
René Magritte non spiega niente, è il suo modo di fare filosofia, mette una cosa davanti all’altra e lascia che sia lo spettatore a perdere la pazienza.
Avrebbe potuto mettere un ombrello…sarebbe stato perfetto, perché è l’unico oggetto occidentale che ha trascorso secoli a fare esattamente ciò che fanno i grandi artisti ovvero riuscire a nascondere qualcosa senza riuscire a spiegare perché.
La testa, il cielo, una persona, un appuntamento…un cadavere se siamo in un film di Hitchcock, una conversazione se siamo in una pellicola francese, la dignità se arriva il vento; quest’ultima è la funzione più documentata.
Ci sono oggetti che sono entrati nella cultura dalla porta principale, la mela quale peccato, gravità, conoscenza, Apple e New York, la rosa con il suo amore, il “Piccolo Principe”, Borges, la pistola nel western, noir e James Bond…l’ombrello?
L’ombrello è entrato dalla porta di servizio, con le gocce sul pavimento, ha chiesto dove mettere il cappotto e gli hanno risposto “lì” e nessuno lo ha più chiamato, eppure è stato dappertutto, è precipitato dal cielo con Mary Poppins, ha fatto innamorare della pioggia Gene Kelly, ha accompagnato Chaplin nella miseria elegante del suo mondo, ha attraversato fotografie, stazioni, marciapiedi ed è stato impugnato da Rihanna davanti a milioni di persone.
Eppure, nonostante tutto questo, quando si dice ” grande oggetto della cultura popolare” nessuno lo pensa di striscio, è sempre la comparsa, quello che passa dietro, quello che si vede per mezzo secondo, quello che qualcuno ha scordato al ristorante.

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Probabilmente è questo il suo talento: sparire.
La musica lo ha messo in castigo lasciando tutto alla pioggia che ha avuto Purple Rain, November Rain, Singing in the Rain, Riders on the Storm.
La pioggia ha avuto Prince, l’ombrello Rihanna che, intendiamoci, non è una cattiva carriera ma è come essere Mozart e finire in una pubblicità di pneumatici.
Eppure l’ombrello è un oggetto musicale e basta ascoltarlo, la pioggia sulla tela, la grondaia, i tergicristalli, i passi sui marciapiedi…una piccola orchestra casuale.
Sotto l’ombrello il mondo cambia suono e cambia pure la distanza fra le persone.
Due sconosciuti possono diventare improvvisamente una coppia per ottanta centimetri quadrati: uno tiene il manico, l’altro si avvicina.
Qualcuno inevitabilmente prende più pioggia ma è una forma primitiva e ancora non brevettata di intimità.
Poi arriva il vento, il grande critico dell’ombrello che non redige recensioni ma lo prende e lo rovescia.
In un secondo l’oggetto che rappresentava l’ingegno umano diventa una medusa di metallo (quasi arte contemporanea) e a quel punto resta soltanto una cosa da fare, continuare a camminare, con l’ombrello piegato male, una spalla bagnata e quella faccia che hanno tutti quando il cielo ha appena dimostrato di avere più fantasia di noi.
Il giorno dopo, naturalmente, ci sarà il sole.
L’ombrello tornerà dietro una porta e qualcuno passando penserà: ” questo di chi é?”.
Nessuno risponderà.

Francesca Valleri


