ALMOST LOVE

Nel tunnel dell’amore ovvero come Mark Knopfler ci ha insegnato a vivere con una chitarra in mano e una giostra che talvolta scricchiola; un luna park vero e proprio, Spanish City, dove le ruote panoramiche girano lente e i neon si riflettono sui vestiti lucidi.
Incontrovertibile che da qualche parte ci sia quasi sempre un tunnel, nelle città, sotto le montagne, nelle biografie e pure nelle mattine del lunedì; non è solo una splendida opera di ingegneria, è un dispositivo narrativo, un trucco della mente, una metafora che scava.
Questa iconica canzone dei Dire Straits, più di altre, assomiglia a un romanzo russo travestito da ballata rock, a un film d’autore girato con pochi spiccioli (ma infinite intuizioni), a una passeggiata notturna tra i neon stanchi di una città che ha già visto troppe promesse non mantenute.
“Tunnel of Love” non è solo un brano, è un luogo mentale, una sorta di filosofia portatile, una lezione di vita con la voce dismessa di Knopfler che canta come se stesse confidando un segreto a un amico al bancone di un bar oramai deserto.
Otto minuti che scorrono come una serata che non vuoi che finisca ma che ti stanca mentre la vivi; l’assolo finale non è un’esplosione di virtuosismo bensì una lenta e inesorabile presa di coscienza, il momento in cui il cinema diventa teatro e il teatro è vita vera.
Flaubert aveva capito tutto, l’amore non è mail il problema, è l’idea dell’amore e il tunnel è un’idea perfetta, breve, intensa, fotogenica ( da raccontare pure agli amici); se Emma Bovary fosse nata nel New Jersey degli anni Ottanta, probabilmente avrebbe adorato Tunnel of Love, un amore che apparentemente sembra pericoloso ma in realtà controllato.
Un’illusione orfana del vero dramma.

Nel cinema, l’amore accade spesso nei passaggi, nei luoghi non-luoghi; In the Mood of Love corridoi stretti, pioggia e attese infinite, un cinema d’autore questo tunnel travestito da attrazione popolare, ti promette una storia ma in realtà ti regala solo l’atmosfera…ed è sovente quel che i più ( non tutti sia chiaro) chiedono alle relazioni: non una trama bensì una sensazione.
Ed è esattamente così che funzionano le relazioni oggi, esperienze temporanee, ben progettate, emotivamente sicure, coinvolgenti quel tanto da far sentire vivo chi le abita, non abbastanza da fare male; un amore simile a un museo, bello, silenzioso, vietato toccare.
E in questo il tunnel è molto fashion, un capo stagionale, oversize all’inizio, poi sempre più aderente, fino a quando non diviene scomodo e si appende nell’armadio ” per ricordo”, una sfilata di Prada grossomodo, tutto concettuale, un po’ freddo, molto consapevole.
In realtà il problema non è il tunnel, il problema è quando si finge che sia una casa, quando viene arredato il buio e viene chiamato intimità, quando ostinatamente si resta perché uscire sarebbe ammettere che il giro era breve; in soldoni di tutto potrebbe essere accusato tranne di falsità.
Lui è chiaro, questa è un’esperienza non una promessa.
In definitiva Tunnel of Love non da risposte, offre sensazioni e il protagonista esce dal tunnel senza sapere se rivedrà la ragazza e noi ascoltatori usciamo dalla canzone con la stessa dolcezza leggermente amara: qualcosa di bello è accaduto ma non sappiamo quanto durerà.
E’ narrativa pura e poetica sull’incontro, il rischio, la fiera e il sentimento sospeso raccontata con ironia eleganza e la chitarra di Mark Knopfler che parla più delle parole, sono otto minuti di vivida immaginazione.



