CHERRY NON E’ UN CONCEPT

Mi hanno dipinta, cantata, mangiata, citata, fotografata male con la luce sbagliata e poi rilanciata su internet come se fossi una rivelazione spirituale.
Non male per una creatura che, in teoria, dovrebbe limitarsi a maturare in silenzio e accettare la propria fine zuccherina senza chiedere spiegazioni all’universo.
Mi chiamo ciliegia.
Sono quella cosa che Caravaggio ha reso drammatica senza chiedere il permesso, che Chardin ha ordinato come se il mondo dovesse obbedire alla geometria del gusto, che i fiamminghi hanno lucidato fino a farmi sembrare un piccolo pianeta sospeso tra pane, vino e fine inevitabile.
Sono stata trattata come se fossi un’idea filosofica da frutto e forse lo sono.
Ma non fatevi illusioni, non ho fatto domanda per questo ruolo.
Nel vostro immaginario sono tutto quello che vi serve: la guancia arrossata di una stagione che volete chiamare felicità, il rossetto involontario dell’estate, la promessa di qualcosa che dura sempre troppo poco per essere controllato; mi avete infilata nei proverbi, nei quadri, nei dessert, nei mercati, nelle pubblicità e nelle vostre infanzie ricostruite a memoria.
Anton Cechov mi ha persino trasformata in un intero giardino, come se non bastasse essere frutto e dovessi diventare sistema nervoso della nostalgia europea; ” Il Giardino dei ciliegi” non parla di me, parla di voi, della vostra raffinata incapacità di accettare che le cose cambiano anche quando fate finta di non guardare.
Io nel frattempo crescevo sugli alberi, ignorata fino al momento in cui divenivo simbolo… che è un destino curioso…essere amata soprattutto quando non ci sono più.

Il nocciolo è il vostro piccolo scandalo metafisico.
Siete tutti ossessionati dal mio nocciolo come se fosse un incidente di progettazione, come se la natura avesse sbagliato qualcosa.
Il nocciolo vi disturba perché non si lascia interpretare facilmente, non è dolce, non è utile, non è negoziabile, è solo ciò che resta quando finite di attribuirmi significati.
Io arrivo quando il sole decide, non quando lo volete voi, non quando avete tempo, non quando avete fatto spazio nell’agenda, non quando avete deciso che “adesso sarebbe perfetto”: questo vi irrita più di qualsiasi nocciolo perché vi ricorda una cosa elementare che non tutto risponde al vostro desiderio.
Esiste però una legge che conoscete benissimo, anche se fate finta di niente di no: nessuna mangia una sola ciliegia e non è fame.
Baudelaire avrebbe sorriso.
Calvino avrebbe annotato.

Francesca Valleri


